Studio Palmisano

Il diritto dell'ambiente, il diritto penale del lavoro, la responsabilità medico – sanitaria, il diritto penale dei giochi e delle scommesse, nonché, in chiave preventiva, la sicurezza sul lavoro e gli adempimenti gravanti sulle persone giuridiche ai sensi della legge 231\2001 (codice etico, modello di organizzazione, gestione e controllo....), sono materie accomunate fondamentalmente da un elemento: esse costituiscono un illuminante esempio dell'incidenza delle determinanti, in senso lato, ambientali sui livelli di qualità della vita delle persone, sulla loro stessa salute, nella società occidentale; quella che è stata definita da uno studioso tedesco "la società del rischio."

Esse, per qualità e quantità degli interessi e dei diritti che vi sono sottesi, costituiscono l'autentica frontiera del diritto penale del terzo millennio.

Lo Studio Palmisano si occupa prevalentemente di queste materie.
Sul livello qualitativo con cui questo Studio svolge questa attività, si lasciano valutare gli assistiti che hanno beneficiato delle nostre prestazioni professionali.

Valutazione impatto salute: trame legislative troppo larghe.

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"Una combinazione di procedure, metodi e strumenti per mezzo dei quali una politica, un piano o un progetto possono essere giudicati sui loro potenziali effetti sulla salute di una popolazione, e sulla distribuzione di questi effetti all'interno della popolazione stessa": questa la definizione della Valutazione d'impatto sulla salute (VIS) coniata nel 1999, durante il consensus di Goteborg, da un ente europeo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.
In breve, l'obiettivo dichiarato della VIS è quello di "ridurre le disuguaglianze di salute informando i responsabili politici dei potenziali impatti sulla salute di una proposta su vari gruppi della popolazione e, se nel caso, raccomandare modifiche per consentire una più equa distribuzione degli impatti; serve a fornire informazioni a chi pianifica e a chi decide riguardo alle conseguenze di ciò che si decide", come si legge in documenti ufficiali del Ministero della Salute.

Ambiente: dalla legge anti-Ilva al d.m. sui criteri la tutela resta un miraggio.

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La tutela integrata di ambiente e salute, a mezzo della valutazione di danno e d'impatto delle varie attività antropiche, o per esser più precisi industriali, è una delle priorità civili, politiche e giuridiche di quella che un grande sociologo scomparso lo scorso anno definiva "la società del rischio".
Per questo, si proverà a ricostruire nelle righe che seguono, in maniera essenziale, le principali evoluzioni normative in quest'ambito, a livello nazionale e comunitario.
In principio, fu la legge regionale pugliese istitutiva della "Valutazione del danno sanitario".
Fu adottata in seguito, se non "in risposta", all'alluvione di scoperte poco rassicuranti - che emergevano da un procedimento penale di discreta notorietà – in ordine al ruolo, non proprio balsamico, delle emissioni dello stabilimento Ilva di Taranto sulle condizioni dell'ambiente e della salute di masse di abitanti di quella città.

Ecoreati: perchè l'avverbio "abusivamente" nella legge non condiziona le sentenze.

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Perché sia integrato il nuovo delitto di inquinamento ambientale, introdotto nel codice penale nel maggio 2015 dalla nota legge "ecoreati", non è necessaria una condizione di "tendenziale irrimediabilità" della "compromissione" o del "deterioramento" della matrice ambientale di volta in volta in considerazione.
E' uno dei principi giuridici più significativi sanciti dalla Corte di Cassazione nella sua prima sentenza (Cass. Sez. III n. 46170 del 3 novembre 2016) in merito alla recente legge sugli "ecoreati" (http://www.lexambiente.com/materie/ambiente-in-genere/164-cassazione-penale164/12490-ambiente-in-genere-nuovo-delitto-di-inquinamento-ambientale.html).
La vicenda sottoposta ai supremi giudici riguarda i lavori di dragaggio di alcune parti del porto di La Spezia.

Violenza sessuale: è colpevole il genitore che sa degli abusi sul figlio e non fa nulla.

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In virtù della posizione di garanzia ricoperta e dei doveri gravanti su ogni genitore ex art. 147 c.c., è colpevole di concorso in violenza sessuale il padre o la madre esercente la potestà genitoriale sul figlio minore che sia consapevole degli abusi da questi subiti da parte di altre persone e non faccia nulla per evitarli.
È quanto stabilito dalla Suprema Corte nella sentenza del 29 settembre 2016, n. 40663, avente ad oggetto una vicenda molto particolare anche per gli spunti di riflessione socio culturali che ne derivano.
Infatti, all'imputato, di origine indiana e trasferitosi in Italia con la propria famiglia, veniva contestato il reato di concorso in violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia perché, in quanto padre di una ragazza di quindici anni, non aveva impedito, anzi aveva agevolato, gli abusi posti in essere in danno della figlia da parte del suo futuro sposo, a sua volta condannato per il reato di cui all'art. 609 bis c.p. in altro procedimento penale.

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