Studio Palmisano

Il diritto dell'ambiente, il diritto penale del lavoro, la responsabilità medico – sanitaria, il diritto penale dei giochi e delle scommesse, nonché, in chiave preventiva, la sicurezza sul lavoro e gli adempimenti gravanti sulle persone giuridiche ai sensi della legge 231\2001 (codice etico, modello di organizzazione, gestione e controllo....), sono materie accomunate fondamentalmente da un elemento: esse costituiscono un illuminante esempio dell'incidenza delle determinanti, in senso lato, ambientali sui livelli di qualità della vita delle persone, sulla loro stessa salute, nella società occidentale; quella che è stata definita da uno studioso tedesco "la società del rischio."

Esse, per qualità e quantità degli interessi e dei diritti che vi sono sottesi, costituiscono l'autentica frontiera del diritto penale del terzo millennio.

Lo Studio Palmisano si occupa prevalentemente di queste materie.
Sul livello qualitativo con cui questo Studio svolge questa attività, si lasciano valutare gli assistiti che hanno beneficiato delle nostre prestazioni professionali.

Truffa processuale: quando ingannare il giudice costituisce reato.

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È configurabile il delitto di "truffa processuale" ex art. 640 c.p. nel caso in cui il giudice, nel corso di un procedimento civile o amministrativo, con artifici o raggiri sia indotto in errore da una delle parti processuali che voglia ottenere, così, una decisione a sé favorevole.
E' quanto ha stabilito il Tribunale di Asti con la sentenza n. 428 del 26 febbraio scorso che si pone in netto contrasto con l'ormai consolidato orientamento giurisprudenziale vigente in materia.
Infatti, secondo molteplici pronunce della Suprema Corte, la condotta di chi induca in errore il giudice civile o amministrativo al fine di ottenere un provvedimento favorevole e, perciò, un profitto ingiusto in danno della controparte processuale, non sarebbe idonea ad integrare il delitto di cui all'art. 640 c.p. poiché è indubbio che il giudice eserciti un potere giurisdizionale avente carattere pubblicistico ben lontano dal costituire un atto di disposizione patrimoniale da parte di colui che viene ingannato.

MUOS, il "principio di precauzione" vale un po' meno.

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Una battuta d'arresto sulla strada, peraltro non proprio piana, della tutela dell'ambiente e della salute pubblica, sia amministrativa che giudiziaria.
Così potrebbe esser sinteticamente definita la sentenza del Consiglio di giustizia amministrativa della Regione Sicilia che ha chiuso la tormentata vicenda "Muos", almeno quella del giudizio amministrativo .
La storia del sistema satellitare di comunicazione della Marina Militare Usa, nelle sue più significative implicazioni giudiziarie fino alla sentenza del Tar Sicilia del febbraio 2015, era già stata raccontata e commentata (http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/16/muos-il-tar-blocca-di-nuovo-il-sistema-satellitare-sentenza-esemplare/1427820/).

GUIDA IN STATO DI EBBREZZA E RIFIUTO DI ALCOOLTEST NON PUNIBILI PER PARTICOLARE TENUITA’: PROFILI APPLICATIVI DELL’ART. 131 BIS C.P.

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La causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto di cui all'art. 131 bis c.p. si applica ad ogni fattispecie criminosa, ivi comprese la guida in stato di ebbrezza e il rifiuto di sottoporsi ad alcooltest, purché siano rispettati i presupposti e i limiti previsti dalla norma penale.
Ciò è quanto hanno stabilito le Sezioni Unite della Cassazione penale, con due pronunce "gemelle" entrambe del 6 aprile scorso, la numero 13681 e la numero 13682, in cui i giudici di legittimità analizzano le caratteristiche della causa di esclusione della punibilità introdotta dal D. lgs. del 16 marzo 2015, n. 28 e i suoi possibili ambiti applicativi.
In particolare, l'art. 131 bis c.p. prevede che "nei reati per i quali sia prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, la punibilità sia esclusa quando, per le modalità della condotta e per l'esiguità del danno o del pericolo, valutate ai sensi dell'art. 133 c.p., primo comma, l'offesa sia di particolare tenuità e il comportamento risulti non abituale".

Territorio e paesaggio: le norme penali che non li tutelano.

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Dal campo della tutela penale del territorio e del paesaggio arrivano notizie di segno diverso, se non contraddittorio.
Appena qualche giorno fa, le Sezioni Unite della Cassazione (il massimo consesso giudiziario del Paese, che si riunisce per sciogliere questioni giuridiche sulle quali c'è un contrasto tra le varie sezioni o collegi della Cassazione) hanno depositato una sentenza (n. 15427 del 13 aprile 2016 - Ud 31 mar 2016 - Pres. Canzio, Est. Ramacci) che incide significativamente su uno dei nervi più scoperti e dolenti della normativa penale (anche) in materia urbanistica: la prescrizione.

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